Il sapere e il saper fare

Da domani, 3 dicembre, fino all’11 dicembre chi può passi per Milano a farsi un giro ad Artigiano in Fiera: non è un evento per gli addetti ai lavori, non è un ritrovo per chi si è perso in un’artigianalità dei tempi che furono, ma è un’occasione per tutti per stare al passo coi tempi e scoprire idee nuove e belle.

Il motivo ce lo spiega Angela Padrone, autrice di Imprese da favolaquando descrive «quel desiderio di realizzare qualcosa di proprio, qualcosa che resti e testimoni un’abilità, che in fondo è uno dei pochi caratteri nazionali di cui gli italiani possono ancora andare fieri», e che è l’asso nella manica dell’Italia di oggi.

Come nel caso del FabLab, un movimento nato al Mit di Boston con il motto “do it yourself” e poi condividi il tuo lavoro con gli altri attraverso il sistema open source. Anche in Italia l’idea ha attecchito nelle vesti di un laboratorio artigianale che sta anch’esso a Milano: il Frankenstein Garage. Questi giovani artigiani imprenditori intraprendenti hanno anche un blog sottotitolato “Your things, reborn” proprio per dare il senso di un nuovo modo di intendere il fare artigianale:

- c’è l’ingrediente della tecnologia, materia prima dei nostri tempi;

- c’è la voglia di mettere insieme il fare con l’inventare, come i personaggi di Archimede e Leonardo in cui ci immedesimavamo tutti da piccoli;

- c’è, infine, la voglia di mettersi in gioco trovando nuove soluzioni, personali, collettive, nuovi modi di intendere l’artigianalità e il rapporto con essa.

E proprio questo deve essere lo spirito, secondo Stefano Micelli, autore di Futuro Artigiano, delle nuove imprese: «Intercettare le esigenze di un tipo di consumatore emergente, stanco dello standard e dell’usa e getta, che cerca in ogni oggetto anche contenuti, tradizioni ed emozioni».

«A partire dal 2000 – spiega Micelli – l’industria italiana ha dovuto sottomettersi a un iter di modernizzazione accelerata, dovuta a una serie di shock. Il primo è stato l’entrata nell’euro, che ha costretto le aziende a non contare più sul vantaggio competitivo derivato dalle svalutazioni della lira; il secondo shock è stata la concorrenza cinese, e il terzo l’entrata di nuovi e potenti strumenti informatici nella gestione delle aziende». Ma dopo la febbre, le imprese hanno inaugurato una fase di riorganizzazione tutt’ora in corso.

Dall’America una nuova corrente di pensiero già pronostica che la prossima rivoluzione industriale sarà guidata proprio dalle piccole imprese artigiane, capaci di creare prodotti innovativi e di qualità a misura di cliente. E l’Italia, patria dell’artigianato e delle piccole e medie imprese, potrebbe essere un’avanguardia di questa trasformazione dell’economia e del lavoro.

Noi l’abbiamo capito, e cerchiamo di stampare libri che queste idee le facciano circolare, cercando così, a nostro modo, di dare voce ad un futuro che riparte dal passato, rimettendo insieme il sapere e il saper fare.

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