Le parole di Virginia Woolf 120 anni dopo

“Le parole che cerchiamo pendono accanto all’albero: con l’aurora le troviamo, dolci sotto le fronde.”

Nasceva il 25 gennaio 1882 Virginia Woolf senza sapere che sarebbe diventata uno dei principali letterati del XX secolo.

Nel nostro catalogo c’è un suo bellissimo romanzo di formazione che non possiamo non segnalarvi: è un’opera sperimentale, fatta di tracce, allusioni che si snodano attorno alla meditazione sul flusso incessante della vita prendendo stilisticamente la sua stessa forma fino a formare, appunto, quel flusso di coscienza che diventerà una delle cifre stilistiche caratteristiche di questa autrice.

Il romanzo si intitola La stanza di Jacob ed è stato scritto e pubblicato esattamente 90 anni fa. La storia che ci racconta è quella di Jacob, appunto, dall’infanzia all’età adulta. Quello che però lo rende un testo unico è il modo con cui Virginia porta avanti la narrazione, a cominciare dal punto di vista scelto che è quello delle varie donne che hanno accompagnato la vita del protagonista da Londra, all’Italia, fino in Grecia.

Letterariamente, La stanza di Jacob segna una radicale evoluzione della Woolf rispetto ai suoi primi due romanzi, tanto che è considerato dalla critica uno dei testi più significativi del movimento modernista.

Comincia così:

“Ragione per cui” scriveva Betty Flanders, affondando sempre più i calcagni nella sabbia “ragione per cui non restava che andarsene”. Lentamente, scaturendo dalla paura del beccuccio d’oro, il pallido inchiostro turchino si effuse sul punto: lì, infatti, la sua penna si fermò, i suoi occhi si fissarono e lentamente si riempirono di lacrime. Tutto il golfo tremava, il faro oscillò, e l’illusione fu che l’albero del piccolo vascello di Mr. Connor pendesse come una candela di cera nel sole. Subito essa batté le palpebre: le disgrazie sono sempre orrende. Daccapo batté gli occhi. L’albero si ergeva diritto, le onde si succedevano regolarmente, il faro era perpendicolare: ma la macchia d’inchiostro s’era sparsa.

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