Seconda tappa del Gruppo di lettura: Un suicidio perfetto


In questa seconda tappa de La verità del serpente, sulla scia degli  interventi arrivati fin qui, mi piacerebbe focalizzarmi sull’attenzione di Farinetti alle psicologie dei personaggi.

Nelle prime pagine del libro, come abbiamo osservato, l’ambiente veneziano aveva infatti prevalso nella quantità e nella qualità di descrizioni, rendendosi esso stesso parte viva e complice della storia e depositando i giusti presupposti di suspance e attesa per l’arrivo di qualcosa di sconvolgente.

Al contrario, la grande quantità di figure che ruotavano attorno alla Leonella erano rimaste soltanto accennate con leggeri tratti a matita, dando più importanza alla loro coralità che alle singole voci.

Da pagina 154 inizia invece una vera e propria immersione dentro situazioni caratteriali e psicologiche che inducono a sospettare di tutti e, insieme, a cercare di capire cosa si cela dietro i comportamenti di ognuno.

Dopo il ritrovamento del corpo della Boffa iniziano infatti le indagini e le procedure burocratiche di riconoscimento ma seppure apparentemente si tratti, come svela lo stesso titolo del capitolo, di “Un suicidio perfetto”, la tensione dei personaggi è palpabile.

Lo scompiglio creato dall’inaspettato decesso della donna porta ciascuno a scoprirsi, abbandonando progressivamente le inibizioni e le maschere. Tra l’altro i personaggi non sono più soltanto quelli iniziali, ma la villa continua a riempirsi per l’arrivo di Giorgio Leonelli e della sua ex moglie, nonché proprietaria della villa, Tiziana, accompagnata dall’attuale marito Jean.

Quale personaggio vi ha colpito di più? E perchè?

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  1. maris:

    salve a tutti! La lettura prosegue e io sono piuttosto soddisfatta di come si sta evolvendo la situazione.
    Ribadisco innanzitutto che mi piace lo stile di Farinetti, molto diretto, e anche il fatto che possa apparire un pò lento a me non dà fastidio, mi consente di godere della lettura e di riflettere sulle situazioni descritte.
    Questa tappa ci ha mostrato più “da vicino” i personaggi, tramite le loro reazioni alla tragedia della Boffa. Infatti, credo che un evento di quella portata sia come una lente di ingrandimento che mette a fuoco i contorni delle persone, quelle sfumature che magari erano solo accennate e appena visibili a occhio nudo, cioè prima della tragedia.
    E’ curioso che l’autore faccia fare a Duccio, personaggio entrato a far parte del gruppo di “attori” in un secondo momento, il primo accenno di dubbio sull’ipotesi del suicidio.
    Direi che mi piace questo far avere un ruolo in qualche modo importante anche a personaggi che potrebbero sembrare invece secondari. Penso che ogni battuta, ogni dialogo che l’autore ci sottopone, anche se sul momento può sembrarci superfluo, abbia un preciso scopo: quello di “formare” il lettore, di farlo “immergere” nella storia.
    Forse Farinetti da buon giallista ci sfida, per così dire, a capire e a cogliere gli spunti e le tracce che lascia qui e là tra le pagine del libro.
    A me piace Lorenza, ragazza che fa un pò la “malandrina” di nascosto, ma che poi ha chiaramente un animo sensibile, dimostra di non essere affatto una stupida, anzi, e si compenetra nelle situazioni degli altri cercando di tenere a bada tutti. Certo è che nei confronti della madre Tiziana (personaggio naturalmente e volutamente odioso) non ha ancora mostrato una vera reazione e una reale capacità di andare contro le sue decisioni e i suoi comportamenti, eccetto che per le telefonate troncate a metà nella prima parte del romanzo.
    Una nota su Anita: la sorella della morta credo abbia ancora molto da far scoprire su di sè al lettore nell’ultima parte del libro. Non penso che sia davvero così succube e devota come potrebbe sembrare. E del resto l’accenno ad un interesse sentimentale per il defunto cognato da parte di Anita lo ha fatto la stessa Boffa, no?
    Aspetto di vedere come si riaprirà il caso, che alla fine di questa tappa sembra quasi archiviato. Mi rituffo nella lettura :)

  2. Vele Ivy:

    I personaggi in questa seconda parte mi sono piaciuti di più: li ho trovati più umani, si è visto in parte cosa si cela dietro la maschera della nobiltà e di una vita senza dubbio benestante.
    La scorsa volta ho detto di aver apprezzato molto la Boffa; qui la povera signora non c’è più, purtroppo!
    Mi sono divertita molto con Jurgens e Ramona, personaggi (credo volutamente) caricaturali che sconvolgono l’equilibrio “nobile” della Leonella. Jurgens alla fine è un simpatico deus ex machina, come si fa a non amarlo? E poi mi piace con quel suo parlare buffo e il suo stile, mi ricorda un po’ il personaggio di Hercule Poirot! Perciò penso che sia lui il mio preferito.
    Una domanda per l’autore: quali personaggi e in quale misura sono ispirati a persone reali?

  3. Aliceland:

    Anch’io ho notato, in questa seconda parte, l’approfondimento dei vari personaggi. Oltre a Jurgens e Ramona volutamente caricaturali, come dice Vele Ivy, direi che c’è anche la padrona di casa… il villain, la cattiva che più cattiva non si può, insomma una Crudelia!!!
    ;-)

  4. RoRò:

    Ciao a tutti eccomi presente anche per questa interessantissima tappa.
    Contrariamente a quanto detto da @Maris, io invece non posso affermare di gradire in toto lo scelta stilistica dell’autore.
    È vero però che in questo modo riesce molto bene a caratterizzare i suoi personaggi, ed è stato facile quindi schierarmi o meno dalla parte di ciascuno di loro.
    Da subito mi era entrata in simpatia la Boffa ed infatti mi è dispiaciuta la sua dipartita, trovo un pò irritante la sorella, mi crea un senso di inquietudine e non saprei spiegare bene perchè, credo di sentirmi vicina al punto di vista di Sebastiano in tal senso: lei non gli piace, e si sente in colpa per questo.
    Duccio è il personaggio che mi piace di più : il più normale, il più realistico, uno che si può incontrare per strada o nell’ascensore del condominio mentre rientra da lavoro, ma soprattutto il più umano, con le sue paure e i suoi timori.
    Sebastiano non mi dispiace, ma i suoi monologhi interiori sul senso della vita alla lunga lo rendono (ai miei occhi) un pò superbo, forse ha ragione il suo compagno quando lo accusa di essere un ignaro malato “di nobiltà”.
    Volutamente non è per nulla amabile Tiziana, michiedo perchè? Perchè così esageratamente insopportabile?
    Mi spiace invece che alcuni personaggi siano appena accennati ad esempio Giorgio, Checco e soprattutto Sandro, da questo personaggio mi aspetto molto.
    Berta è una macchietta e anche se le è dedicato poco spazio riesce ugualmente a venire fuori dalle pagine.
    Concordo con chi si è divertito grazie alla coppietta Jurgens-Ramona, a pelle entrambi mi stanno simpatici.

    La Lequio è il mio cruccio, non riesco a inquadrarla bene, lei e il suo ruolo nel tutto.

    Infine se è vero che anche Venezia è un personaggio l’ho odiata!
    O almeno quella che ci ha presentato Farinetti con i suoi stemmi familiare, i suoi blasoni e il suo sangue blu e il suo ambiente aristocratico quanto mai gretto e meschino.
    Qualcuno prima di me ha fatto un accostamento azzeccatissimo con Poirot, ed effettivamente il modo in cui Farintetti ha intrecciato il suo giallo ha qualcosa della Christie, non trovate anche voi?

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  6. Affari nostri:

    Inizierei dal titolo di questa seconda tappa: Un suicidio perfetto. Questa è la verità del serpente, una verità volutamente finta, in quanto trattandosi di un giallo è ovvio che non si tratti di suicidio. Tocca perciò capire chi dei personaggi sia l’assassino.
    La costruzione dei protagonisti è il punto di forza del romanzo. Così come ho detto nel precedente passo il luogo non è fondamentale, sono le persone che uccidono. Certo l’ambiente può aiutare, ma omicidi accadono spesso e volentieri nella relatà, in piccoli paesini; si pensi a Cogne, Avetrana. Venezia per me quindi rimane solo scenografia.
    Il personaggio che più ho gradito rimane quello di Marisi Boffa. Vittima del suicidio/omicidio è sicuramente lei, la chiave del romanzo.
    Viene “vestita” da Farinetti come la classica acida zitella, ma in realtà così non è. Marisi è sposata con un uomo ricco, benestante e proprietario di molte case e terreni.
    In virtù della morte del marito, secondo me, in lei dovremmo trovare caratteristiche di tristezza, disperazione, rimpianto.
    In lei troviamo invece: acidità, cattiveria gratuita, superiorità nei confronti di chiunque.
    La domanda è Perchè?
    Sicuramente lo scopriremo nel proseguo del libro…..

    Ultimo appunto, ho gradito la parte immediatamente successiva alla morte della Boffa. Si discute della proprietà della casa, del futuro della casa e di ciascuno dei personaggi; quindi il tema morte Boffa si affronta davvero molto poco. Questo l’ho trovato molto realistico, e mostra chiaramente l’egoismo innato della razza umana, celato dietro appunto verità false da serpente… di cui è ovvio poco, ci si può fidare

  7. 'povna:

    Ciao a tutti. Questa seconda tappa mi permette di confermare – proprio in nome del dramatis personae – un’impressione già coltivata nella lettura della prima parte e che aggiunge a mio avviso un necessario tassello (nell’ambito dell’intertestualità di genere) al quadro delle ascendenze letterarie. Mi riferisco al modello di Fruttero e Lucentini (cui del resto rimanda la scelta di titolazione dei capitoli ‘a incipit’) che trapelava, fin da subito, con la presentazione delle Boffa, e che ora campeggia, anche attraverso Sebastiano, e poi in generale per il chiacchiericcio di fondo, le questioni piccole, medie e alto borghesi, i toni. Proprio per questo Venezia a mio avviso si conferma sfondo necessario, ma sovrapposto, un cartonato di scenografia descritto, certo, con passione e minuzia (appunto: intertestualmente artistiche). Ma il fatto stesso che i personaggi alla fine se ne vadano e che per sciogliere “il riposto enigma” sia necessario, certo, un ritorno, ma anche una sedimentazione altrove indica che il dramma vero è interno (cherchez la femme e la [maison de] faimille), ma l’unità di luogo avrebbe potuto essere dipinta (a patto di rispettare certi meccanismi di sdoppiamenti e labirinto) altrettanto bene altrove. Di Agatha Christie avevo già detto nel mio primo commento, e concordo; ma più che a Poirot, penserei piuttosto ai racconti stile Sir Henry Clithering e “Miss Marple e i 13 problemi”.
    Infine, due parole sulla focalizzazione mobile (ora interna, ora, ma un po’ vagamente, esterna ridotta – nella prassi canonica del poliziesco), che mi pare sia una delle caratteristiche più singolari del tutto. Mi spiego meglio: di molti personaggi viene presentato il punto di vista ora in maniera interna (Sebastiano, ma anche Lorenza e pure Ramona), ora esterna ridotta (le due Boffa), ora per nulla. Ecco, questa disparità di trattamento a mio avviso è significativa (e non mi convince del tutto). Da un lato perché è fin troppo facile ipotizzare che un qualche colpo di scena coinvolga qualcuno dal cui sguardo non abbiamo saputo niente. Dall’altro perché crea una serie di figure che, sempre a mio avviso, non sono davvero e del tutto ‘tonde’ (come direbbe E.M. Forster), contribuendo (insieme al già ricordato effetto cartonato di Venezia) a spingere il genere (con il facile gioco di specchi, del resto alluso anche nel testo, tra autore, questa volta reale, e personaggio) verso la sceneggiatura.

  8. Tempoxme:

    Con un po’ di ritardo, arriva anche il mio commento. La seconda parte del romanzo, mi ha coinvolto maggiormente. Nella prima parte la lentezza della narrazione, per quanto piacevole, rendeva le storie e i personaggi meno coinvolgenti, a tratti eccessivamente stereotipati e anche i dialoghi, a mio avviso, risentivano di questa necessità di inquadratura e proprio nella naturalezza dello stile, di una certa artificiosità. Con l’entrare nel vivo dell’azione, invece, le reazioni dei personaggi, che si scontrano con qualcosa di tangibile e concreto, quale la morte della Boffa, acquistano concretezza e interesse. Tra tutti i personaggi, a mio avviso, il più riuscito è quello di Lorenza. Un personaggio di cui vengono rilevate le pieghe più profonde con leggerezza, un miscuglio di ambiguità e sfumature che la rendono affascinante e divertente. Anche i dialoghi con la madre, già nella prima parte, sono i più riusciti, quelli in cui la vivacità e la naturalezza del parlato riescono a dare come non mai un’immagine ironica e divertita del rapporto madre-figlia. Un personaggio lieve, ma nei confronti del quale il lettore sente immediata una grande simpatia, anche per gli elementi più anticonformisti e trasgressivi del suo modo di essere e presentarsi.
    Anche io noto nello stile di Farinetti, soprattutto nella predilezione per i dialoghi serrati e privi di didascalie, una straordinaria vicinanza con la scrittura cinematografica.
    La verità del serpente è uno di quei libri, in cui la suggestione delle immagine ha una grande prevalenza che trasforma il lettore, già durante la lettura, in spettatore. Insomma potrebbe uscirne un bel film per la televisione.

  9. maris:

    @’POVNA e @TEMPOXME: avete proprio ragione! questo libro, così come si presenta e per lo stile con cui è scritto è molto vicino ad una sceneggiatura. Chissà, magari ne faranno davvero un film :)

    @ VELE IVY, @’POVNA e @RORO’: io amo, adoro, venero Agatha Christie! Trovo che davvero ci sia un che di somigliante nello stile di Farinetti e nel suo tessere la trama dando ampio spazio alla descrizione dell’ambiente e dei personaggi, nel fare della Leonella un punto di convergenza proprio come accade nei classici della Maestra del Giallo, che spesso e volentieri raccoglie in un unico ambiente (un treno, un battello sul Nilo, un’isola, una grande villa…) tutti gli “attori”, tra cui c’è la vittima (o le vittime) di turno e anche il colpevole (o i colpevoli).

  10. 'povna:

    @Maris: secondo me le ascendenze Christiane in questo giallo sono innegabili (insieme, appunto, a F&L). La vera differenza con le ambientazioni della Christie che ricordi (isola, treno, battello) secondo me sta però nel fatto che qui alcuni personaggi (vuoi per come vengono trattati con la focalizzazione, vuoi perché talmente fuori dalla vicenda – penso al pomeriggio di Sebastiano, Duccio e Checco in spiaggia – che se lo fossero si parlerebbe di scorrettezza dell’autore, pesante) sono già dichiaratamente di contorno (appunto: dentro la trama da dramma borghese alla F&L ma fuori dai giochi gialli). Mentre nei romanzoni di Dame Agatha di solito la dichiarazione di innocenza coinvolge solo, al massimo, un certo tipo di voci narranti interne (penso a Murder in Mesopotamia) o di aiutanti dichiarati (Hori in Death comes as the End): gli altri sono tutti potenzialmente colpevoli (fino al paradosso Orient-Express). Per questo pensavo ai racconti di Miss Marple, dove spesso il tipo di enigma proposto (nella forma dei racconti intorno al fuoco) riduce la rosa delle possibilità a molte meno persone.

  11. Carlo:

    Eccomi. Ho letto i post che mi precedono e condivido molto. È opinione comune che lo stile del libro rimanda a una sceneggiatura, ravvisabile già a priori, non vi pare? Infatti, nel sommario leggiamo, primo tempo, secondo tempo e terzo tempo… ma piuttosto che un film, immagino una trasposizione teatrale. I personaggi, dicevo nella prima tappa del gruppo di lettura, sembra che entrino in “scena, be’ ci sarebbe da scrivere per ognuno qualcosa ma, rispondo alla domanda, anche se mi discosto un po’, nel senso che ho apprezzato, non un solo personaggio ma la coppia, Ramona – Jürgens. È quella che preferisco. Sono “vivi”. La “scena”, nell’atrio dell’Excelsior è esilarante. Lui, lo svizzero compìto, dalla testa ai piedi, calcolato perfetto e lei una svampita, sembra di vederli.

  12. 'povna:

    @Carlo: troppo indiretto libero nel monologo interiore di Sebastiano per una trasposizione teatrale, secondo me (che invece potrebbe essere reso con voice over e off, e uso di flashback in un montaggio cinematografico, direi).
    Il personaggio più tondo, per quanto quasi a livello di comparsa, a mio avviso resta Duccio, che mi pare uno dei più risolti a livello di costruzione complessiva.

  13. Antonella Montesanti:

    Eccomi con il commento a questo punto della lettura.
    Ad essere sincera non c’è un personaggio che secondo me spicca tra tutti gli altri,ognuno chi più chi meno viene descritto sia interiormente che esteriormente e ognuno mi piace .
    La parte del leone,proprio come il nome ,la fa villa Leonella,scenario in cui sembra svolgersi tutto il romanzo,quindi secondo me protagonista in assoluto è questa villa che sembra cadere da un momento all’altro ma ad un certo punto sembra rianimarsi con l’offerta di acquisto e rinnovamento da parte di Jurgens.
    Anch’io sono d’accordo che da questo libro potrebbe nascere un bel film,ambientato nella magica e misteriosa Venezia.

  14. maris:

    @’POVNA: si, in effetti hai ragione per ciò che riguarda la rosa dei potenziali colpevoli, qui Farinetti presenta alcuni personaggi già come chiaramente di contorno.

  15. Carlo:

    @POVNA: è ineccepibile quanto dici, tuttavia mi piacerebbe vedere “La verità del serpente” a teatro.