LA CULTURA PER FAR CRESCERE L’ITALIA

Oggi sulle pagine del Sole24Ore è uscito un articolo dedicato alla nostra cultura, ma non alla cultura come siamo abituati a intenderla noi (cultura come arte, teatro, cinema o letteratura), ma sulla cultura come possibile mezzo di crescita economica per il paese in questo momento di particolare debolezza.

Proprio su questo argomento si è a lungo dibattuto ieri nel corso di un incontro all’auditorium del museo MAXXI di Roma, dove si è parlato del binomio cultura/sviluppo: «cultura e sviluppo possono e devono marciare insieme» era lo slogan. Non si tratta certo di una tematica nuova, quella del binomio cultura/sviluppo, ma bisogna chiarire e capire a quale concetto di cultura ci si rivolga. Dobbiamo staccarci il più possibile dalla definizione di “giacimenti culturali”, ovvero di cultura intesa unicamente come fonte di guadagno: la cultura non è petrolio ma, quella di cui parliamo e su cui vogliamo richiamare l’attenzione, è un’altra, una ricchezza che porta con sé valori solidi e fondamentali, che è stratificata nel tempo ed è diffusa ovunque, perché ha da sempre accompagnato il percorso dell’uomo nella storia. Allo stesso modo bisogna guardare allo sviluppo in maniera più ampia, più completa, non solo come riduzione dello spread, del default, o riconquista del potere d’acquisto, ma la ricrescita a cui dobbiamo mirare è un’altra. E’ solo grazie alla convinzione di essere arrivati alla fine di un’era, al capolinea di un mondo ormai perduto, che possiamo trovare le ragioni per cominciare di nuovo e la forza per affrontare l’ardua salita verso un nuovo modello di società: lo sviluppo non è altro che questo, una nuova idea di progresso che ricongiunga il benessere economico alla qualità della vita e il mercato a un sistema di maggiore uguaglianza delle opportunità.

E’ proprio sulla cultura, sull’arte, sul sapere che dobbiamo quindi gettare le basi per la costruzione del nostro futuro e per far questo è necessario lanciare una rivoluzione, la “rivoluzione della cultura”, che miri  alla diffusione della conoscenza e dei valori della nostra tradizione, per il superamento di questo momento di “naufragio creativo”.

Una visione utopistica? Forse sì, ma senza dubbio strategica: i presupposti per agire ci sono (il nostro paese vanta di un grande patrimonio culturale e la nostra industria culturale vale oltre 68 miliardi di euro), non ci resta che intervenire e combattere perché questa idea si trasformi in realtà.

 

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