PER RICORDARE ELIO PAGLIARANI
Quattro mesi fa se n’è andato Elio Pagliarani, artista indimenticabile. Con la sua morte Elio ha lasciato dietro sé un vuoto incolmabile, non solo per la cultura del nostro paese, ma soprattutto per Cetta Petrollo, sua compagna di vita, che da sempre gli era stata accanto e che oggi dice di vivere “in un regno senza re”. “Una volta, – scrive Cetta – molti, tanti, tantissimi anni fa, ho sposato un re, un re fatto di parole, che ospitava in casa alle due di notte una passante qualunque che non sapeva dove dormire”: così la donna ricorda il suo amato. Oggi, dopo quattro mesi di eterna assenza, Elio è tornato di sorpresa tra le mura della loro abitazione, facendo comparire appunti, fotografie e scritti, a lui appartenuti e fino ad adesso rimasti nascosti. L’autore è sempre stato disordinato e ancora adesso nel suo studio regna un grande disordine di oggetti e di ricordi, ma Cetta non vuole che nessuno metta mano in quell’immensità di materiale, “perché il disordine è sempre più autentico e reale dell’ordine”. Lo stesso disordine lo ritroviamo nella scrittura movimentata di Pagliarani: i suoi romanzi in versi, infatti, vanno letti come vertiginoso disordine di cose pescate casualmente dalla molteplicità del mondo. Le sue storie sono piene di sentimenti (non di sentimentalismo), sono racconti che fanno commuovere, pur non volendo farlo, che immergono il lettore in un’atmosfera nostalgica e cupa.
Elio Pagliarani ha dedicato alla figlia un bellissimo memoir, “Pro-memoria a Liarosa”, in cui racconta la sua vita, dall’infanzia fino all’età matura, si confessa senza paura, diffondendo una sua immagine fino ad allora sconosciuta a tutti. Elio si descrive come un ragazzino dall’aspetto singolare, riflessivo e dolce: “ero piuttosto paffutello, avevo un gran casco di capelli castani e lisci, con una scriminatura in mezzo, e un po’ di frangetta”. Parla non solo di sé, ma di tutta la provincia riminese, con estati che non finivano mai e transatlantici che sarebbero finiti nei film di Fellini, il papà vetturino, la mamma che faceva il pane in casa tutte le settimane, la maestra Perdicchi e la maestra Savoia, i giochi, lo studio e le letture in casa. Più che un’autobiografia dell’Io, un’autobiografia del Noi, di tutti quelli che come lui hanno attraversato gli anni Trenta e Quaranta, il fascismo, la povertà, la Seconda Guerra Mondiale, la Resistenza… Un’autobiografia “collettiva” che egli ha reso singolare in virtù di uno stile piano, nitido e scorrevole, del tutto nuovo per il suo tipo di scrittura. Un libro per non dimenticare la storia di un’artista unico e irripetibile, come Pagliarani fu.
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