Capogrossi. Una retrospettiva in 140 caratteri

Vinci il catalogo della mostra autografato con un solo tweet!

L’iniziativa

In occasione della mostra Capogrossi. Una retrospettiva alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia e della pubblicazione del catalogo Marsilio dopo oltre trent’anni dall’ultima monografia edita su Giuseppe Capogrossi che si pone come opera esaustiva del percorso artistico di Capogrossi, corredata da un’ampia documentazione fotografica e documentaria edita e inedita e da un ricchissimo apparato iconografico, si inaugura oggi l’iniziativa “Capogrossi. Una retrospettiva in 140 caratteri”: chiediamo a chi visita la mostra di fare un tweet utilizzando l’ hashtag  #Capogrossi. Il tweet più originale e pertinente verrà premiato con una copia omaggio autografato dal curatore della mostra Luca Massimo Barbero. A decidere il vincitore sarà lo stesso curatore Luca Massimo Barbero.

La mostra

Fino al 10 febbraio 2013 Giuseppe Capogrossi (1900 – 1972) sarà protagonista assoluto della mostra organizzata dalla Collezione Peggy Guggenheim; il pittore romano è tra i più celebri protagonisti della scena artistica del secondo dopoguerra insieme a Lucio Fontana, Raffaele Frumenti, Alberto Burri ed Emilio Scanavino. La mostra curata da Luca Massimo Barbero traccia l’iter artistico dell’artista romano, spaziando dai capolavori figurativi degli anni ’30, come I canottieri (1933), Il temporale (1933), La piena sul Tevere (1933), ai grandi formati degli anni ’60, quali Superficie 399 (1961) e Superficie 449 (1962), dominati da quel simbolo archetipo e originario, che ha fatto identificare il pittore con il gusto dell’Italia degli anni ‘50 e ‘60.

La retrospettiva è stata realizzata in collaborazione con la Fondazione Archivio Capogrossi, Roma, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Sono oltre settanta le opere in mostra, rintracciate dopo lunghe ricerche in collezioni private e importanti musei, tra cui il Centre Georges Pompidou di Parigi, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, il Mart di Rovereto, la Galleria d’Arte Moderna di Torino, oltre al Solomon R. Guggenheim Museum di New York.

 

Il catalogo

Marsilio Editori ha pubblicato il volume Capogrossi. Una restrospettiva curato da Luca Massimo Barbero, catalogo e insieme studio monografico sul percorso artistico di uno degli esponenti principali della ricerca avanguardistica del secondo Novecento, dagli esordi fino alla piena acquisizione del suo personalissimo e inconfondibile segno “a forchetta”.

Ecco come Luca Massimo Barbero descrive l’artista:

“Quando nel gennaio del 1950, alla Galleria del Secolo di Roma, appaiono i segni delle nuove pitture di Giuseppe Capogrossi, si scrisse di una piccola rivoluzione nell’arte italiana del secondo dopoguerra. Su quelle tele sono impressi i nuovi segni della sua ricerca, quei segni a forma lunata, dentata, una sorta di lettera proveniente da un alfabeto alieno. Nasce così il “Caso Capogrossi” e da subito quella forma è riconosciuta come originale e originaria, armata di segmenti che affrontano e modificano l’idea di spazio, quel segno che per decenni causerà in tutti gli osservatori il tentativo d’associazione con ogni possibile oggetto reale e che il suo autore nominava con orgoglio: Elemento. Celebrare Giuseppe Capogrossi è un compito necessario per presentare al pubblico internazionale una delle figure più complete e centrali dell’arte europea del secolo trascorso”.

I saggi introduttivi di Valerio Rivosecchi, Francesca Romana Morelli e Luca Massimo Barbero ripercorrono la storia di Giuseppe Capogrossi a partire dal 1922 fino agli anni Cinquanta. Dal realismo delle prime opere, negli anni Trenta Capogrossi passa a una nuova fase conosciuta come tonalismo: il pittore non bada più alla figura e alla forma, ma si concentra sul colore e sulla luce, ora veri protagonisti delle tele (Valerio RivosecchiCapogrossi e il contesto romano tra le due guerre).

Segue, dopo la Quadriennale del 1935, un periodo di silenzioso isolamento durante il quale l’artista continua a lavorare, rimanendo però al di fuori da qualsiasi polemica (Francesca Romana Morelli - Capogrossi fino al 1949: dagli esordi all’École Romaine, alla conquista del ‘segno’).

Negli anni Quaranta e Cinquanta il tonalismo di Capogrossi raggiunge il suo apice: l’artista lavora su pochi temi, ne isola uno in particolare e lo mette progressivamente a fuoco, rendendolo sempre più essenziale, fino a stravolgerlo. È un’arte sintetica e interiore, ben esemplificata dalla serie delle Superfici (Luca Massimo Barbero – Giuseppe Capogrossi).

Il saggio di Francesca Pola dedicato all’opera di Capogrossi negli anni Sessanta si sofferma sui legami instauratisi tra Capogrossi e le neoavanguardie, e in particolare con Lucio Fontana, entrambi sostenitori del concetto di spazio sulla tela (Francesca Pola - Il segno civile: dentro il respiro della vita. L’opera di Capogrossi negli anni sessanta).

Giorgio Mastinu analizza invece le opere su carta di Capogrossi, i disegni, le gouaches e i collages. (Giorgio Mastinu - Segno/disegno/progetto: le opere su carta), il saggio a quattro mani di Luca Massimo Barbero e Francesca Pola (Un percorso inedito: Capogrossi e gli Stati Uniti) e quello di Giorgina Bertolino (Francia, Europa, Giappone: Giuseppe Capogrossi e i contesti artistici internazionali degli anni cinquanta) si soffermano invece sull’influenza che l’arte del maestro italiano ebbe in ambiente internazionale e, insieme, sulla suggestione che le tendenze pittoriche di altri paesi ebbero su di lui.

Sileno Salvagnini approfondisce il rapporto tra la critica d’arte e Capogrossi (Capogrossi e la critica d’arte italiana al tempo dell’informale), mentre il saggio di Laura D’Angelo riprende il ricco epistolario del pittore e ne ripercorre le tappe fondamentali (Lettere a Capogrossi).

Il testo di Paolo Bolpagni, infine, pone l’attenzione sullo sviluppo e sulla fortuna del segno capogrossiano non solo in pittura, ma anche nel mondo dell’architettura, della manifattura e dell’industria (Capogrossi e una ‘idea’ di Italian Style).

Una biografia esaustiva a cura di Ileana Pansino, l’elenco puntuale delle mostre dedicate a Capogrossi e una dettagliata bibliografia critica sul lavoro dell’artista chiudono il catalogo.




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