Adam Johnson ha vinto il Premio Pulitzer 2013
venerdì, aprile 19th, 2013«Un romanzo di grande forza, bellissimo, un libro che apre una spaventosa finestra sul misterioso regno della Corea del Nord e scava in profondità il vero significato di amore e sacrificio»: così il New York Times parla de Il Signore degli Orfani di Adam Johnson, romanzo che si è aggiudicato il Premio Pulitzer 2013 per la narrativa, il riconoscimento più antico e prestigioso per un’opera della letteratura statunitense, istituito nel 1917 dall’editore e magnate Joseph Pulitzer e gestito dalla Columbia University.
«Un potenziale vincitore tra pochi» – mette in risalto il New York Post – sebbene non ci sia stata una netta preferenza sul favorito di quest’anno («The Orphan Master’s Son was definitely among a handful of books that was being tipped as a potential winner, but there was no clear-cut favorite this year, raising worries that no book would get a majority vote — as happened in 2012»). Tuttavia non si è sentita alcuna polemica editoriale come quella della precedente edizione perché il nome del vincitore c’è: Adam Johnson (1966), professore di scrittura creativa alla Standford University.
Se nel 2012 nessun libro è stato all’altezza di vincere il Premio per la categoria fiction, evento straordinario dopo ben trentacinque anni, questa volta invece la giuria è stata d’accordo. Adam Johnson si è dimostrato il migliore con «il romanzo più appassionante, sconvolgente e originale della stagione» come sottolinea Antonio Monda su La Repubblica.
Johnson è già scrittore di racconti, pubblicati su riviste come Granta, Esquire, The Paris Review, Best New American Voices e Best American Short Stories, vincitore di altri premi come il Whiting Award e il National Endowment for the Arts Fellowship e nominato Debut Writer of the Year da Amazon.
Pochi americani come lui possono dire di aver visitato la Corea del Nord. Ed è proprio da questa esperienza e da un lavoro di ricerca durato sette anni che nasce Il Signore degli Orfani, finalista al National Book Critics Cicle Award. Non potrebbe essere un romanzo più attuale, viste le ultime vicende di politica internazionale che coinvolgono la Corea del Nord, dove è ambientato il libro. Lo stesso Johnson – dichiara il New York Post – spera che la sua vittoria possa attirare l’attenzione su quello che sta accadendo oggi all’interno dello stato totalitario coreano, dando nuova voce alla storia di questo paese («Johnson, 45, a writing professor at Stanford University, told USA Today that he hopes his win will focus more attention on what is happening inside the Korean totalitarian state today. “North Koreans aren’t allowed to tell their own story,” he said. “Others have to do it for them”»).
In The Hindu l’autore racconta ancora: «ho voluto dare un quadro di ciò che è stato essere una persona comune in Corea del Nord (…) è illegale lì per i cittadini interagire con gli stranieri, quindi l’unico modo per conoscere veramente questa gente era attraverso la mia immaginazione» («I wanted to give a picture of what it was like to be an ordinary person in North Korea» «It’s illegal there for citizens to interact with foreigners, so the only way I could really get to know these people was through my imagination»).
Protagonista di questa fortunata storia è Pak Jun Do, figlio di una madre scomparsa, una cantante rapita e portata a Pyongyang per allettare i potenti della capitale, e di un padre influente, direttore di un orfanatrofio. Per la sua devozione, il carattere deciso e l’acume che dimostra, lo stato gli offre una carriera molto rapida, e per Jun Do comincia un percorso senza ritorno attraverso le stanze segrete della dittatura più misteriosa del pianeta. «Umile cittadino della più grande nazione del mondo», Jun Do diventa un rapitore professionista, costretto a destreggiarsi tra regole instabili, arbitraria violenza e richieste sconcertanti da parte dei suoi superiori. L’amore per Sun Moon, attrice leggendaria, lo porta poi a prendere in mano la sua vita, con un sorprendente colpo di scena.
Un thriller e insieme un romanzo d’avventura, un romanzo-mondo orwelliano di formazione e di amore, Il Signore degli Orfani getta una nuova luce sul passato recente e poco conosciuto della Corea del Nord, quando il Paese era ancora governato dal dittatore comunista Kim-Jong-II.
Segnalato tra i migliori romanzi dell’anno 2012 da Wall Street Journal, The Washington Post, Amazon.com, Entertainment Weekly, The Daily beast e Slate, Il Signore degli Orfani è ora citato dal comitato Pulitzer come «un romanzo concepito magnificamente che accompagna il lettore in un viaggio avventuroso nelle profondità della Corea del Nord totalitaria e negli spazi più intimi del cuore umano» («The Pulitzer committee cited Johnson’s book as an “exquisitely crafted novel that carries the reader on an adventuresome journey into the depths of totalitarian North Korea and into the most intimate spaces of the human heart» The New York Post).
Numerosi ed entusiasti sono i commenti della stampa italiana e straniera all’indomani della vittoria. Dalle pagine dei quotidiani nazionali italiani agli echi della stampa straniera sul New York Times, The Indipendent, Los Angeles Times, The New York Observer, Adam Johnson dimostra di aver scritto un romanzo magistrale, «uno di quei lavori di alta ambizione che attraversano le sue promesse», come afferma M. Francis Wolff del The New Inquiry, citato su il New York Observer («one of those rare work of high ambition that follow through on all of its promises»).
La critica apprezza molto la sua attenta indagine sugli orrori orwelliani della vita nella Corea del Nord e sul voyeurismo dei media occidentali («was praised for its examination “both the Orwellian horrors of life in the DPRK and the voyeurism of Western media»).
A colpire prima di tutto resta comunque il merito di raccontare una storia incredibile agli occhi dei lettori occidentali, molto spesso ignari delle vicende di un paese come quello della Corea del Nord. «Il paese più misterioso del mondo è anche il più tragico e per uno scrittore rappresenta un territorio straordinariamente stimolante» – afferma Johnson in un’intervista a Repubblica del 12/02/2013 – per indagare la vita di tante persone comuni in un regime di oppressione. Lo stesso David Mitchell, autore di L’atlante delle nuvole, coglie appieno la particolarità di questo romanzo «ingegnoso e audace che dà dipendenza» e ricorda «a tutti che le vittime anonime di un’oppressione sono anche esseri umani capaci di amare».



















