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LA RI-FORMA DEI LIBRI

martedì, luglio 3rd, 2012

Al giorno d’oggi in Italia i lettori forti, quelli cioè che leggono più di dodici libri all’anno, sono pochi, anzi pochissimi. Le statistiche parlano chiaro: nel 2011 sono poco meno di 26 milioni gli italiani che hanno letto almeno un libro, ovvero il 45,3% della popolazione. Dati che fanno rabbrividire…

Una delle ragioni di questo scarso successo dei libri potrebbe essere, secondo i più assidui frequentatori delle librerie, l’assenza di segnali che facilitino l’orientamento del cliente di fronte a un’offerta a dir poco straripante di prodotti. In tutti gli altri settori infatti la merce è facilmente distinguibile da elementi che ne costituiscono l’unicità, come la marca, il prezzo,  la forma e la finalità d’uso. Ma i libri sono tutti uguali: uguale la forma, uguali i prezzi, ciò che cambia è solo la finalità d’uso. Ci sono libri dedicati agli specialisti (i saggi), libri per provare sensazioni da brivido (i noir), libri che mettono alla prova il talento investigativo (i gialli), libri per chi ama la Letteratura (romanzi letterari), libri che fanno ridere (i comici) e libri per distrarsi sotto l’ombrellone (i bestsellers). Ma come fare a sceglierli tra le innumerevoli proposte e a riconoscere a colpo d’occhio quello che fa per noi?

Antonio Steffenoni in un articolo de “Il Venerdì” del 29 giugno propone la sua soluzione a partire dalla forma. Una forma diversa per ogni genere di libro, così che il lettore possa riconoscere immediatamente cosa può più o meno interessargli. Ecco alcuni esempi: i libri di Letteratura manterranno la forma rettangolare, perché sono per gente che ama la tradizione; i libri noir saranno a punta in alto, a sottolineare le punture da brivido che dà la lettura; i saggi a punta in basso, verso la profondità degli argomenti; i bestsellers con la copertina impermeabile, e così via…

Potrebbe funzionare? Antonio Steffenoni crede di sì: «da decenni si discute se in letteratura sia più importante la forma o il contenuto. Così mettiamo tutti d’accordo. E magari recuperiamo qualche lettore». Se non sarà una rivoluzione, sarà perlomeno una ri-forma dei libri.

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