LA SINDROME DEL TRADUTTORE
lunedì, giugno 4th, 2012«… io che sulla grande scacchiera non sono neanche il pedone di un pedone – un pezzo che nemmeno esiste, che nemmeno partecipa al gioco – voglio adesso prendere il posto della regina, forse addirittura quello del re in persona, o magari dell’intera scacchiera» (Franz Kafka, Lettera a Milena Jesenka, a proposito della Lettera al padre).

Una citazione forte, significativa, che, posizionata sul frontespizio del romanzo “La vendetta del traduttore”, serve al suo autore a chiarire fin dall’inizio quale sia l’intento della sua opera. Infatti ciò che spinge Brice Matthieussent a cimentarsi nella stesura di un simile libro è la volontà di vendetta, il desiderio di ribellione contro l’anonimato di chi, come lui (Matthieussent è un affermato e pluripremiato traduttore dall’inglese e si è dedicato a autori notissimi, da Kerouac a Joyce, da Bowles a Bukowski), normalmente altro non fa che nascondersi dietro alle sue stesse parole e dare vita silenziosamente a opere che portano il nome di autori illustri.
«Il nostro è il mestiere più invasivo eppure discreto al mondo: entri dentro un libro e il suo autore, gli sfondi l’intimità (perché è impossibile spiegare quale intrusione chirurgica sia il guardare una frase, un personaggio, un verso, per portarlo in un’altra lingua). E poi però devi sparire, farti trasparente. Perché la traduzione più efficace è quella che non c’è, di cui non ci si accorge». Così Elena Loewenthal, traduttrice di professione, ritrae la figura del “traduttore”: stereotipo del mal pagato, del mal trattato, che non viene quasi mai citato, il più delle volte distratto e pasticcione, ma spesso responsabile del miglioramento di un testo, della creazione di un linguaggio nuovo e intermediario tra l’opera e il lettore, che altrimenti non potrebbe mai accedere a quel mondo. Infatti nonostante la scarsa reputazione che il traduttore si trascina dietro sé, il suo è un mestiere a dir poco fondamentale, senza il quale non ci sarebbe letteratura alcuna. E di fronte a questa ineluttabile verità Matthieussent, nelle vesti di fiero traduttore, decide di lanciare una sfida agli autori, per dimostrare che senza di loro essi non esisterebbero nemmeno.
Come ci è riuscito?, vi domanderete. Questo signore francese, con astuzia da vendere, ha architettato un’opera del tutto singolare: cancellando completamente il testo del libro che avrebbe dovuto tradurre, a esso il traduttore sostituisce un elenco infinito di note, appunti, commenti e riferimenti, per metà satirici e per metà intellettuali, che si trasformano nel romanzo stesso. Il romanzo originale è così improvvisamente scomparso e, insieme a lui, è scomparsa anche la presenza dell’autore, che dopo oltre 300 pagine esce amaramente sconfitto dal duello. Il traduttore può proclamarsi vincitore indiscusso, ma soprattutto può dirsi soddisfatto di aver raggiunto lo scopo che si era prefissato, rivendicare cioè la fondamentale necessità del mestiere del traduttore nel mondo dei libri.
“La vendetta del traduttore” è un atto di protesta, con cui Brice Matthieussent è uscito allo scoperto e ha capovolto le regole del libro, per dimostrare che i traduttori sono tutt’altro che muti, pur non facendosi mai sentire.






