DEMOCRAZIA SIGNIFICA MERITOCRAZIA
mercoledì, giugno 27th, 2012Che cosa hanno in comune gli eretici italiani del Cinquecento e i social-riformisti dell’Italia primo-novecentesca, i galeisti del Seicento e gli igienisti dell’Ottocento, i protagonisti del Triennio giacobino e la famiglia allargata dei liberali di sinistra? Da una parte sono tutti gruppi contraddistinti da un atteggiamento sempre critico, pragmatico e antidogmatico; dall’altra sono tutti segnati da un amaro destino, il destino degli sconfitti, costretti ad assistere in vita alla dissoluzione dei loro progetti. Fanno tutti parte di quelle “grandi” minoranze virtuose, che hanno combattuto battaglie di stampo riformatore per il cambiamento delle condizioni di vita.
Ma che cos’è una minoranza? Una delle possibili accezioni è quella di gruppo composito di individui uniti dalla stessa identità culturale, che esprime la stessa volontà di operare in funzione di un progetto sociale alternativo a quello dominante. Oggi in Italia non esiste una vera e propria minoranza. Il ceto medio, che rappresenta di per sé il nucleo sociale delle minoranze civiche, non ha mai trovato infatti terreno favorevole alla proliferazione delle proprie idee, non si è mai dimostrato abbastanza combattivo, ma ha sempre finito per accondiscendere la volontà dell’aristocrazia e delle classi dominanti, senza il coraggio di imporre alcuna richiesta controcorrente. E oggi, più che mai, la necessità di una minoranza che non sia indecisa, ma coraggiosa e capace di praticare una meritocrazia autentica, si sta facendo sentire. Bisogna far ripartire “l’ascensore sociale”, far circolare le élites, rinnovare i vertici del potere, che da troppo tempo esercitano un ruolo di direzione che nulla ha a che vedere con la meritocrazia.
Per far ciò non occorre ritornare al populismo dei secoli scorsi, perché, attenzione, populismo non coincide con democrazia, come molto spesso si crede. L’esigenza fondamentale del nostro paese è quella di sviluppare nuovi processi di selezione, più meritevoli, che permettano di rilevare e valorizzare le capacità dei soggetti finora esclusi, i giovani e le donne in primis. Le forze democratiche devono mobilitarsi, non ribellarsi, e iniziare a partecipare più attivamente alla vita pubblica, se vogliono davvero diventare simbolo di un nuovo progetto civile, contro la corruzione e la falsità dominanti.
E’ questa la tesi sostenuta da Massimiliano Panarari e Franco Motta nel loro nuovo saggio “Elogio delle minoranze”: un viaggio attraverso i secoli alla riscoperta di quelle minoranze da sempre sottratte al patrimonio condiviso dell’identità nazionale e alla ricerca delle energie fondative di quella che avrebbe potuto essere un’altra Italia, migliore, egualitaria.





