Millennium al CINEMA!
venerdì, febbraio 3rd, 2012
Stieg Larsson, nato in Svezia nel 1954, era un giornalista sempre impegnato in prima linea contro razzismo, antisemitismo, fascismo, movimenti nazionalisti, discriminazioni, abusi contro le donne.
Divenne pertanto il bersaglio di gruppi neonazisti che lo costrinsero a vivere per anni protetto dalla polizia, a tenere segreta la propria abitazione, e a modificare quotidianamente i suoi tragitti.

Questo fu uno dei motivi per cui non si sposò con Eva Gabrielsson, sua compagna per 32 anni, rimasta quindi esclusa dall’eredità dello scrittore, che ci ha recentemente raccontato, in Stieg e io, la storia d’amore da cui è nata la Millennium Trilogy.
Stieg infatti è morto improvvisamente nel 2004, quando aveva appena concluso la sua trilogia: Uomini che odiano le donne, vincitore del Glass Key, La ragazza che giocava con il fuoco, premio dell’Accademia svedese del Poliziesco, e La regina dei castelli di carta.

Millennium intanto è diventato un fenomeno mondiale che può vantare 63 milioni di copie vendute in tutto il mondo!
Nel 2009 la trilogia viene portata per la prima volta sul grande e sul piccolo schermo in tre film interpretati da Michael Nyqvist e Noomi Rapace, e in una miniserie in 6 parti con scene inedite.
Ma nel 2011 David Fincher torna al primo romanzo, Uomini che odiano le donne, per darne una nuova, più fedele e più riuscita versione da oggi al cinema!
Ecco cosa ne dicono su pointblank.it:
“La cosa che maggiormente colpisce e nobilita Millennium – Uomini che odiano le donne, rendendolo per molti aspetti il primo thriller della nuova contemporaneità, è la consapevolezza dimostrata da Fincher nello sviluppare i temi prescelti in una forma spettacolare ed estremamente ricercata. Quella messa in campo è una capacità di visione che lascia spesso esterrefatti, tanto per la sua intrinseca bellezza quanto per la capacità di legarsi a ciò che rappresenta in un totale svincolamento dalla maniera. Dosati primissimi piani, tagli dell’inquadratura rigorosi ma inconsueti, avvolgenti movimenti di macchina che intrappolano fino a fagocitare il soggetto coesistono nel creare un linguaggio classico e al contempo critico per carica inedita, punto di unione del passato e dell’oggi a cui fotografia, montaggio e scenografie grandiosamente dark e opprimenti si uniscono a saldare il tutto. Anche le scelte di casting risultano decisamente vincenti, con un Daniel Craig capace di scrollarsi di dosso il suo nuovo Bond (pur mantenendone la presenza in negativo, a sottolineare così la frequente impotenza del suo personaggio) e una Rooney Mara che regala una delle prove femminili più convincenti degli ultimi anni.”








