
Iniziamo le attività del Gruppo di lettura sul libro di Gianni Farinetti: La verità del serpente!
RIASSUNTO:
Un corpo umano galleggia nella laguna con gli occhi fissi al cielo mentre Venezia continua indifferente le sue attività quotidiane immersa in uno spumeggiante settembre veneziano, coi vaporetti che tagliano la laguna guidati da marinai Actv tutti uguali, “le solite adolescenti nerocapellute e nerocchialute”, “la cavallona norvegese di turno”, le mamme coi passeggini… e Sebastiano Guarienti che si dirige verso la Leonella, la bella villa di Tiziana e Giorgio, ormai divorziati.
Lì lo accoglie la loro figlia Lorenza, molto cresciuta rispetto all’ultima volta, che si trova, da sola, a dover gestire anche altri ospiti, aiutata soltanto dalla cuoca Berta e dal giardiniere Erminio. Alloggiati per la notte, e quindi a cena, infatti, ci sono anche un’amica di suo padre Giorgio, Renata Lequio, due sorelle torinesi, Anita e Marisi Boffa, poi c’è Checco, amico di Lorenza, e presto arriveranno anche altri due ospiti mandati dalla madre Tiziana, lo svizzero Jurgens e la sua fidanzata Ramona, e infine Duccio, il compagno di Sebastiano.
Per l’intero capitolo, sin dalla prima sera, tutto sembra procedere al meglio e gli ospiti, scesa la notte, vanno tranquilli a dormire nelle stanze assegnategli, ma “il male, anche nella quiete di questa casa immersa nell’abbraccio di un rassicurante giardino, nelle preziose tappezzerie delle molte stanze, anche nella cucina ora buia e ordinata, il male si è insinuato. E non ha un volto ghignante, pauroso, piuttosto sembra riflettere, celato, la tranquillità un po’ termale della casa, il suo incanto da vecchia villeggiatura. Ma una nuvola, questa sì minacciosa, fatale, incombe sugli ospiti. Ignari.” (p. 60)
L’indomani infatti la comitiva si disperde attraverso vicoli e musei di Venezia, Sebastiano accompagna le sorelle torinesi a vedere la casa ereditata dal marito defunto della Boffa e poi si dirige verso il festival del cinema. Il giorno dopo invece va al mare col Duccio e Giovanni, quando, sul più bello, riceve una telefonata da Renata che gli annuncia una disgrazia alla villa: il ritrovamento del corpo morto annegato della Boffa.
SPUNTO DI DISCUSSIONE:
In questo primo appuntamento di lettura, mentre la storia e i personaggi stanno ancora lentamente prendendo forma, il libro si concentra soprattutto sulla rappresentazione di Venezia: la Venezia raccontata, quella reale, la Venezia di chi ci abita, di chi la attraversa da turista, la Venezia diurna, notturna, mondana, introspettiva. Una Venezia che come un prisma si riflette in infinite Venezie, storie, intrecci, e si presta magnificamente a nascondere i segreti di un’aristocrazia dei nostri giorni difficilmente visibile ai più, raccontata attraverso uno stile estremamente scorrevole, colloquiale, accattivante, e insieme capace di toccare picchi poetici di grandissima profondità. E come la città, così la storia che in essa di sviluppa. Scrive infatti Bludaniela su anobii: “La storia ha due distinti risvolti, quello mondano, appariscente e godereccio dei giorni e dei frequentatori del Festival del Cinema e quello intimista dei rapporti umani, dell’apprezzamento delle cose belle, dell’arte, dei silenzi e dei ricordi.”
E infatti le parole di Farinetti diventano reali proprio in questa alternanza di pennellate luminose, definite dalla luce del giorni e della quotidianità, e di altre immerse nei toni del grigio, della suspance, del freddo nebbioso di una Venezia settembrina che l’autore conosce bene e ci svela fin nei suoi aspetti più privati: “A Venezia si dice che guardare i mori porti sfortuna, intendendo quelli sulla torre dell’orologio, estrema visione dei condannati a morte sui roghi. E i veneziani evitano con cura di camminare fra le due colonne, memori della secolare sofferenza che questo spazio – porta celeste spalancata sul nulla immenso – conserva.” (p. 68) o che “se la punta del campanile di San Lazzaro getta un certo riflesso sull’acqua, la giornata sarà radiosa“. (p.114)
Una Venezia, come osserva Sebastiano, che pur nel suo mondo di favola è però anche vittima della globalizzazione, di catene di ristorazione sempre uguali popolate da giovani a loro volta tutti uguali, di persone che danno la nausea, di finti intellettuali che si interessano solo alle apparenze. Un mondo di apparenze e di maschere, dunque, ideale ambientazione per romanzi e film.
Rivolgo allora io la prima domanda all’autore, che come sapete segue queste nostre conversazioni e interverrà nell’ultima:
Sebastiano a pagina 79 si chiede: “come si fa ad essere credibili, attendibili, in questo luogo dato che lo spettatore già prima del film si aspetta i romantici scorci di Rialto?“: tu come hai risolto questo problema? che strategie hai usato per dare attendibilità e concretezza alla tua storia su uno sfondo già così sfruttato e restio a lasciarsi plasmare?
E voi? Cosa ne pensate? Ritrovate nelle descrizioni di Farinetti la stessa Venezia dei vostri ricordi? Che altro vi ha colpito leggendo fin qui?