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MALEDETTI LIBRI!

lunedì, giugno 25th, 2012

Est virgo heac penna, meretrix est stampificata: è pura se con la penna, meretrice invece se a stampa. Di cosa si parla, vi chiederete? Della scrittura. Siamo a Venezia nella seconda metà del ’400, quando l’arte della stampa sta raggiungendo dimensioni industriali e sta nascendo la vera e propria industria editoriale. Di fronte alla diffusione di questo nuovo e lucroso business non tutti esultano, c’è chi non vede nell’invenzione di Gutenberg la svolta capace di cambiare il corso della civiltà occidentale. E’ il domenicano Filippo della Strada, predicatore e copista, che impugnando la vecchia penna d’oca, scrive al Doge, mettendolo in guardia dai terribili pericoli che la nuova invenzione porta con sé: quest’ultimo però non la pensa allo stesso modo e resterà (fortunatamente) sordo alla perorazione. Contro la stampa e contro l’allargamento della circolazione dei libri della Strada mette in campo una grande varietà di argomenti: la stampa corromperà i giovani che avranno facile accesso a testi scandalosi; le traduzioni in volgare delle sacre scritture daranno luogo a errori grossolani; i volumi usciti dalle stamperie sono oggetti sudici, indegni di stare in dimore rispettabili; comprandoli, infine, si finanzierà una razza (quella degli stampatori) che scialacqua i guadagni in vino e prostitute. Con questa serie di attacchi violenti il domenicano si fa portavoce di timori assai più corposi: anzitutto l’idea di una trasmissione elitaria del sapere, che deve rimanere appannaggio di pochi eletti e, insieme, il timore che con l’alfabetizzazione venga indebolita la mediazione della Chiesa nell’interpretazione dei testi sacri.

Tutti questi poemi di Filippo della Strada sono stati raccolti in un’unica edizione, con il titolo “Stampa meretrix”, a cura del linguista Franco Pierno. La polemica accesa dal domenicano lungo tempo fa risulta tuttavia molto attuale: gli attacchi di Filippo della Strada infatti ricordano da vicino gli argomenti usati dalla società di oggi contro Internet e contro la comunicazione elettronica in generale, ma soprattutto ricordano l’atteggiamento di molti lettori di oggi contro lo sviluppo dell’ebook.

Chi di noi in questi ultimi anni non si è sentito minacciato dall’ascesa dei libri elettronici? Chi non ha mai dichiarato di non voler abbandonare il libro cartaceo, perché “sfogliare pagine digitali” non significa “leggere”? Queste prese di posizione, un po’ ottuse e presuntuose,  rispecchiano chiaramente l’atteggiamento di fra’ Filippo della Strada, che, come noi, non voleva lasciare il passo alle nuove tecnologie della sua epoca. Allora, che la testimonianza del vecchio domenicano conservatore ci serva da lezione: non lasciamoci intimorire dalla modernità, ma lasciamo che che il libro si trasformi.

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