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SHAKESPEARE VS MACHIAVELLI

giovedì, giugno 28th, 2012

Oggi, nell’era dell’antipolitica e della crisi delle leadership, potrebbe sembrare impresa vana cimentarsi in un discorso generale sulla politica e, più in particolare, sui suoi fondamenti etici e culturali. Marco Follini però ci ha provato e da moderato convinto, quale è, con spirito sempre pacato ha cercato di navigare i mari tempestosi della politica attuale, non tanto per farne una critica, quanto per restituirne un quadro chiaro e oggettivo e ricostruirne le motivazioni di fondo. Tutto questo lo fa in “Io voto Shakespeare. La coscienza perduta della politica”, il suo nuovo libro, uscito mercoledì per Marsilio: un analisi panoramica non solo sull’Italia, ma su tutta la politica, che ovunque sta dimostrando di non saper fare altro che imbrogliare o tradire.

Shakespeare e la sua immaginazione sono il punto di partenza per questo saggio. Tutto nelle sue opere ruota attorno ad un unico concetto, quello della coscienza e del suo valore all’interno del discorso pubblico: ed è proprio la coscienza, secondo Follini, il punto in cui la trama politica del mondo moderno si è spezzata. Il palcoscenico italiano è affollato di personaggi furbi, maniaci, megalomani, ai quali manca una caratteristica fondamentale per poter manovrare le redini di un paese: l’onestà intellettuale, la capacità cioè di ascoltare la propria vocina interiore (la voce della coscienza, appunto), che ti avverte quando stai sbagliando, o facendo del male, o giocando sporco, o semplicemente esagerando.

Perché Follini sceglie come chiave di lettura per la propria analisi un autore come Shakespeare e non, invece, Machiavelli, che di riflessioni sul potere è il massimo esponente? La risposta è semplice: entrambi nelle loro opere si ribellano alla contemporaneità, «denudano il potere che vivono come accattivante e inesorabile, concreto e drammatico», ma, se Machiavelli allude a un potere forte, strategico e inesorabile, Shakespeare ne introduce uno di un altro tipo, più discreto, più mite, antibellicoso e introspettivo. Follini preferisce seguire quest’ultima linea di pensiero, quella del “soft power” contro l’”hard power” de Il Principe, perché la soluzione del miglioramento non sta nella violenza o nei toni accesi della critica, ma piuttosto nel pensiero, nella riflessione, nella coscienza che deve essere ritrovata.

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