FEDERICO BACCOMO E IL SUO LIBRO CHE SARA’ FILM
venerdì, giugno 8th, 2012«Sarà Claudio Bisio a interpretare sul grande schermo la parte del protagonista ne “La gente che sta bene”, il film tratto dal secondo romanzo di Federico Baccomo, edito da Marsilio».

La notizia di pochi giorni fa ha già fatto il giro di tutti i siti di cinema, e non solo. La regia del film sarà affidata a Francesco Patierno e l’irriverente Claudio Bisio vestirà i panni dell’avvocato Giuseppe Ilario Sobreroni. La storia è quella di un top manager ai vertici della propria carriera legale, Giuseppe appunto, un uomo di successo, di grande carisma e sicurezza all’apparenza, ma che in realtà nasconde sotto la toga nera il carattere di una persona fragile, che vive momenti di ansia e di paura come tutti gli altri. Giuseppe però agli occhi di chi gli sta intorno è il partner dello studio legale internazionale Flacker Grunthrust and Kropper, il marito di Clara, il padre di Martina e Giacomino, il proprietario di un lussuoso appartamento in centro a Milano… Insomma l’uomo che tutti vorrebbero essere. Un mondo perfetto, nessuna crisi, nessuna precarietà, finché, quando meno se lo aspetta, Giuseppe si ritrova sommerso dalle macerie della sua stessa vita, che all’improvviso ha cominciato a franare, pezzo dopo pezzo. Ma l’avvocato, sprezzante e narcisista come è sempre stato, non intende rassegnarsi, è disposto a tutto pur di tornare in vetta e riconquistare la sua fetta di paradiso.
“La gente che sta bene” è il secondo romanzo di Duchesne, nome d’arte di Federico Baccomo, giovane avvocato milanese, che nel 2008 debuttò con “Studio illegale” e riscosse un grande e inaspettato successo. In questo secondo libro l’autore allestisce una commedia brillante, ambientata in una Milano frenetica, popolata da un’umanità alla ricerca disperata di un modo per rimanere a galla, un ritratto parodico, ma al tempo stesso realistico, di una società in transizione che deve ancora trovare stabilità, equilibrio.
Dev’essere una strana sensazione per un autore vedere il proprio libro, la propria storia, i propri personaggi proiettati su un grande schermo. Noi abbiamo voluto chiederlo direttamente a Federico, quali sono i suoi pensieri e le sue paure ora che sa che i suoi libri (di “Studio illegale” si è già girata la pellicola e sarà nelle sale da ottobre 2012) saranno presto trasformati in film.
Federico, che effetto ti fa pensare ai tuoi libri proiettati sul grande schermo? Credi che i film riusciranno a cogliere la vera essenza dei tuoi romanzi?
Quell’effetto lì, di vedere i film tratti dai miei libri proiettati sul grande schermo, in realtà ancora devo provarlo. L’emozione per ora è quella di scoprire che ci sono degli occhi che, leggendo il tuo libro, non solo ne traggono il classico piacere del lettore, ma cominciano addirittura a sentire l’urgenza di prendere quella storia e dargli una sostanza di carne e ossa e chilometri di pellicola. In questo senso, c’è sempre la speranza che l’essenza, o forse è meglio dire le intenzioni, che facevano un po’ da guida a me nella scrittura, siano le stesse anche del film. Ma non è così necessario, sono progetti che nascono in sensibilità e disposizioni diverse dalle mie, è giusto che prendano la loro strada.
Cosa ne pensi della scelta di Claudio Bisio come interprete di Giuseppe Sobreroni, l’avvocato protagonista de “La gente che sta bene”?
C’è una piccola “coincidenza” che rende questa scelta speciale per me: a pagina 95 del romanzo, nel corso del ricevimento ritratto in copertina, è lo stesso Giuseppe a pretendere, in un potenziale film sulla sua vita, la presenza di Claudio Bisio. Una delle tante circostanze in cui questo personaggio appare ridicolo, una di quelle in cui, in fondo, finisce per cavarsela ancora una volta.
Hai intenzione di intervenire in prima persona o supervisionare i lavori durante le riprese della prossima pellicola?
Un film, rispetto a un romanzo, è figlio di tante teste, il regista sopra tutti, poi sceneggiatori, produttori, attori. Mi è stato chiesto di essere una di quelle teste e, tornare con quei personaggi, in quel mondo, m’è parsa un’ottima prospettiva.








